• Marco Marchegiani

"VOGLIO MA NON VOGLIO": SUPERARE L'INDECISIONE

Aggiornamento: feb 9

Riflessioni su ambivalenza e conflitto interiore



VOGLIO, E NON VOGLIO.

Avere due sensazioni contrapposte e distinte, nei confronti di qualcosa o qualcuno, è un’esperienza normale. Sentirsi sicuri al 100% su qualcosa di importante rappresenta forse un’eccezione piuttosto che la regola. Questa ambivalenza emerge spesso nelle difficoltà psicologiche. Ad esempio, una persona isolata e depressa potrebbe pensare: “Voglio stare con la gente e fare amicizia, ma non mi sento una persona di valore”. Allo stesso modo, le persone che lottano contro le dipendenze riconoscono i rischi, i danni e i costi del loro comportamento; ciononostante, sono molto attratte ed attaccate al loro comportamento dipendente. Vogliono cambiare, e al tempo stesso non vogliono.

L’ambivalenza può essere considerata un aspetto normale della natura umana, tanto che attraversare l’ambivalenza è una fase naturale del processo di decisione e cambiamento. Piuttosto, i problemi possono intensificarsi quando le persone rimangono invischiate nell’ambivalenza. Per questo, risolvere l’ambivalenza può essere un aspetto chiave per promuovere il cambiamento. La “mancanza di motivazione” può essere compresa proprio come un’ambivalenza non risolta: esplorare l’ambivalenza equivale a lavorare il cuore del problema. Finché la persona non risolve il dilemma “Voglio, ma non voglio”, il cambiamento rischia di essere lento e di breve durata. Uno dei motivi del successo dei trattamenti psicologici sta proprio la loro efficacia nell’aiutare le persone a staccarsi dall'ambivalenza, prendere una decisione e muoversi nella direzione del cambiamento. Il colloquio motivazionale è un approccio finalizzato proprio a questo scopo: aiutare le persone a riflettere su di sè, prendendo consapevolezza delle parti in conflitto e trovare una direzione, bilanciando i pro e i contro di ogni opzione e attingendo ai propri valori.


CONFLITTO E AMBIVALENZA.

Quello di “conflitto” è un concetto chiave in molte teorie psicologiche. In ognuno di noi, esistono e si muovono diverse "parti", ognuna con specifici bisogni, pensieri, origini e motivazioni. Non è raro che queste parti possano entrare in conflitto tra loro. Non a caso, sono descritte tre tipologie principali di conflitto interiore:

  • Conflitto approccio-approccio: la persona deve scegliere tra due alternative ugualmente allettanti, e i fattori di scelta sono tutti positivi. È il problema tipico del negozio di caramelle, è l’imbarazzo della scelta. Il conflitto riguarda cosa scegliere. Un esempio può essere l'indecisione tra due offerte di lavoro lusinghiere e ben pagate.

  • Conflitto evitamento-evitamento: la persona deve scegliere tra due mali; si trova “tra l’incudine e il martello”, “tra due fuochi”. Abbiamo due o più possibilità, ognuna delle quali comporta paura, dolore, imbarazzo o altre conseguenze negative.

  • Conflitto approccio-evitamento: la persona è, al contempo, sia attratta che disgustata dallo stesso oggetto. Si tratta di un tipo di conflitto che sembra avere una particolare capacità nel mantenere le persone in fase di stallo e nel creare stress. Un esempio tipico è dato da certe tipologie di relazioni sentimentali, del tipo “attrazione fatale”. La persona resiste e cede, a cicli alterni, al comportamento, con un caratteristico effetto a yo-yo. A complicare le cose, possono nascere dei conflitti approccio-evitamento doppio, in cui la persona è tormentata da due alternative, ciascuna delle quali ha aspetti attraenti e repellenti. Il conflitto tra continuare l’uso di droghe e smettere è proprio di questo tipo. Appena la persona si avvicina all’opzione A, i suoi svantaggi diventano evidenti mentre i vantaggi dell'opzione B appaiono più allettanti; quando si dirige verso l’alternativa B, i lati negativi di B divengono chiari ed A appare più invitante.


CHIARIRE L'AMBIVALENZA CON LA BILANCIA DECISIONALE. L’ambivalenza può essere efficacemente rappresentata usando la metafora della bilancia: le persone vivono motivazioni in competizione tra loro perché ci sono benefici e costi associati a entrambi gli aspetti del conflitto. Ci sono due tipi di pesi su ciascun piatto della bilancia: uno è connesso ai benefici percepiti di un particolare tipo di azione; l’altro riguarda invece i costi o gli svantaggi che essa comporta.



La bilancia decisionale può essere schematizzata su un foglio, costruendo una tabella simile a quella sotto riportata.



Se ti trovi invischiato nell'ambivalenza, può essere utile compilare una tabella simile, per mettere nero su bianco i pro e i contro di ogni alternativa. Spesso, questo strumento non sarà sufficiente a risolvere l'ambivalenza, perchè le motivazioni inconsce legate ad ogni aspetto della questione sono resistenti a un approccio esclusivamente razionale. In questi casi, l'intervento di un professionista può essere determinante:

  • aiutando la persona a chiarire ogni elemento della tabella;

  • per scoprire il reale peso emotivo di ogni aspetto della questione, rintracciando le dinamiche inconsce che hanno bisogno di risolte per superare l'ambivalenza.

Compilare la tabella della bilancia decisionale può comunque essere utile, soprattutto quando aiuta a chiarire la direzione che si vuole prendere, agevolando lo schierarsi verso uno dei due rami dell'ambivalenza. In un certo senso, la tabella può aiutare la persona a capire verso quale piatto pende il suo "vero sè". I pro e i contro che caratterizzano i piatti della bilancia, infatti, non hanno tutti lo stesso peso: possono riguardare bisogni primari o secondari, decisioni prioritarie o differibili, valori essenziali o meno centrali per il sè. Osservare la tabella aiuta a mettere ordine non solo le forze in gioco, ma anche sul loro peso relativo. Quali aspetti sono fondamentali, irrinunciabili? Quali sono sacrificabili? Pur soffrendo la decisione, il dover rinunciare a qualcosa, la bilancia può aiutarci a chiarire quali sono i "rami che si possono sfrondare" e quali invece sono "radici essenziali da cui trarre linfa".


DISPONIBILITA' PER COSA?

Da quanto detto, risulta chiaro che quando si parla di motivazione e indecisione, la domanda corretta non è: “perché questa persona non è motivata?”, ma piuttosto “per cosa è motivata questa persona?”. Scoprire e comprendere le motivazioni che agiscono nel profondo è il primo importante passo verso il cambiamento. Piuttosto che concentrarsi sul perché una persona non vuole realizzare uno specifico cambiamento, è opportuno esaminare ciò che la persona vuole. Questo è vero anche quando si riflette su di sè. Spesso, le persone che seguo in psicoterapia sono confuse perchè, se da un lato vogliono raggiungere un obiettivo, dall'altro notano che in qualche modo qualcosa internamente tenta di sabotare, rallentare, ostacolare la direzione scelta "razionalmente". Questo accade perchè ci sono degli aspetti di sè che hanno motivi opposti a quelli dominanti, e tentano di difendere alcuni bisogni che la persona inconsapevolmente sta trascurando.

Risolvere l’ambivalenza può essere un fattore così critico che, se risolta, può rimanere ben poco da fare per indurre il cambiamento desiderato. Ciononostante, forzare la soluzione in una particolare direzione può produrre una risposta paradossale se prima non si sono identificati tutti gli "attori coinvolti".

È necessario giungere a una mediazione, capace di considerare le necessità, i bisogni e i desideri di ogni parte di sè coinvolta nel conflitto. Si potrebbe dire, insieme a Kierkegaard (Diari, 1834-1842), che "Ciò che in fondo mi manca è di veder chiaro in me stesso, di sapere ciò ch’io devo fare". "Vederci chiaro", infatti, è il primo passo per conoscersi. Insieme all'accettazione di ciò che c'è, di come stanno le cose, è il prerequisito per una scelta capace di rispettare ogni aspetto di sè, di collocare nel giusto posto ogni vissuto, generando un pacifico ordine interiore. Quando ci accorgiamo di essere confusi, in conflitto e in ambivalenza, in conclusione, possiamo ricordare a noi stessi che:


"Confusione è una parola che abbiamo inventato per un ordine che non si comprende"

(H.V. Miller)


Se vuoi approfondire le dinamiche sottese al cambiamento interiore, ti consiglio di leggere il mio precedente articolo sul blog, se non lo hai ancora fatto.

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