• Marco Marchegiani

PERCHE' LE PERSONE CAMBIANO?

Le tre componenti della motivazione al cambiamento



CAMBIARE: NECESSITA' E VIRTU'.

"L'unica costante della vita è il cambiamento", diceva il Buddha. Da millenni, viene tramandato il suo insegnamento sull'impermanenza: ogni cosa si trasforma, senza trasformazioni la vita non potrebbe esistere. Cambiano alberi, montagne, mari e fiumi, regimi politici, culture e lingue. Cambiano il nostro corpo e la nostra mente, e possiamo cambiare anche le nostre idee e le convinzioni su noi stessi, sugli altri, sul mondo e sulla vita, se lo desideriamo. Cambiare fa spesso paura, perchè il cambiamento può comportare la perdita di ciò che amiamo, di una condizione di salute, una relazione, una posizione comoda e sicura. Eppure le cose scorrono, è inevitabile. Secondo il Buddha, "il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è". Egli sosteneva che la piena accettazione che ogni cosa è temporanea può liberare gli uomini dalla sofferenza, attraverso la decisione di non vincolare la propria felicità al desiderio di trattenere ciò che se ne andrà. Spesso, le persone dicono "non posso farci niente, sono fatto così", "le gente non cambia", "chi nasce tondo non muore quadrato". Credo che questi modi di dire contengano, inespressa, una parte della verità, e cioè che le persone non cambiano, psicologicamente, quando non vogliono farlo: "sono fatte così" perchè così hanno deciso di essere, magari inconsciamente. Se quella decisione permane, il cambiamento non avviene perchè la persona "è dove vuole essere". Il cambiamento interiore è, invece, disponibile a coloro che desiderano intraprenderlo e decidono di mettersi in gioco, in discussione, di de-costruirsi per ri-costruire la propria vita. Il benessere è possibile quando scegliamo relazioni autentiche, una sana autostima, comportamenti responsabili e costruttivi: "Non puoi tornare indietro e cambiare l'inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale" (C.S. Lewis).

UN MOTIVO PER L'AZIONE: LA MOTIVAZIONE.

"C'è una verità essenziale, ignorando la quale innumerevoli idee e progetti grandiosi vengono sacrificati: la verità che nel momento in cui ci si convince in modo assoluto, anche la Provvidenza si mobilita. Una moltitudine di eventi, altrimenti mai occorsi, sopravviene per sostenerci. Un intero flusso di avvenimenti scaturisce dalla decisione"

Johann Wolfgang Goethe


Sentirsi fragili o in difficoltà è un'esperienza comune. Può trattarsi di lacune nell'autostima, relazioni insoddisfacenti, ansia, tendenze depressive o autocritiche eccessive. Ognuno di noi ha almeno un motivo per cambiare, e numerosi vantaggi a iniziare a farlo. A volte, persone piene di guai rimangono ostinatamente come sono, nonostante i loro cari le esortino a cambiare, diano consigli, offrano aiuto. In altre occasioni, persone senza grandi problemi sono spontaneamente motivate a smussare piccole imperfezioni o acquisire nuove risorse. Perchè le persone non cambiano quando dovrebbero? E perchè cambiano quando non sono costrette a farlo?Il primo passo di ogni trasformazione consiste nell'apertura al cambiamento. Per poter cambiare, dobbiamo sentire il bisogno di farlo. Solo se siamo motivati al punto tale da superare le resistenze a cambiare possiamo effettivamente iniziare a farlo. Spesso, riconoscere di avere un problema può generare una ferita nella nostra autostima: possiamo sentirci incapaci, inadeguati, diversi dagli altri e questi vissuti possono giocare un ruolo nel sostenere le resistenze al cambiamento. Per molte persone, se il prezzo da pagare per migliorare è sentirsi "sbagliati/e", allora è meglio rimanere come si è. Questo è spesso all'origine di un atteggiamento di negazione del problema (magari contro ogni evidenza) o della sua attribuzione a cause esterne ("è colpa sua"). Per cambiare, abbiamo bisogno di un permesso a farlo. Abbiamo bisogno di sentire che l'evoluzione del nostro sè ci renderà migliori e, al contempo, che ciò che siamo attualmente è già degno di rispetto e amore. Le nostre attuali difficoltà, i nostri limiti e difetti non cancellano ciò che di buono già siamo. Al contrario, sono come un fardello che possiamo lasciare per proseguire il nostro cammino con più leggerezza.

LE TRE COMPONENTI DELLA MOTIVAZIONE AL CAMBIAMENTO. Nel libro "Il colloquio motivazionale", Millner e Rollnick identificano tre componenti della motivazione al cambiamento. Si tratta di tre processi interiori che devono essere compresenti affinchè avvenga un cambiamento: la volontà, cioè essere desiderosi; l'abilità, cioè essere capaci; la disponibilità, cioè essere pronti. Il primo fattore necessario è la presenza di una volontà al cambiamento; quando essa è presente, la persona deve percepirsi in grado di operare efficacemente per giungere al risultato desiderato; infine, deve anche sentire che quello specifico cambiamento è prioritario, non differibile. Vediamo in dettaglio ognuna delle tre componenti.

  1. Volontà: l’importanza del cambiamento. Fin quando la realtà viene percepita all’interno dei limiti desiderati, non emergono cambiamenti. Solo quando la situazione attuale è sufficientemente distante dall’ideale atteso, si sviluppa la motivazione al cambiamento. La volontà può essere intesa anche nei termini di "frattura interiore" tra stato attuale e stato desiderato. Quando aumenta la percezione dell’importanza del cambiamento, aumenta la frattura interiore. Ad esempio, una giovane donna che ha rinunciato alla vita sociale per timore di avere attacchi di panico, può trovarsi sufficientemente a suo agio rimanendo al sicuro in casa sua. Non percepisce una grande frattura interiore tra la condizione attuale e quella desiderata. Col tempo, tuttavia, può rendersi conto che il suo isolamento le impedirà di realizzare un grande desiderio, quello di avere un partner affettuoso, una famiglia felice e dei bambini da amare. Questo amplia la frattura interiore, alimenta la motivazione al cambiamento.

  2. Capacità: la fiducia nel cambiamento. Quando la frattura interiore cresce a sufficienza, il cambiamento viene percepito come importante e la persona inizia a riflettere sulle possibili vie per giungere alla situazione desiderata. A questo punto, se la persona trova una strategia che ritiene adeguata (efficacia generale), e che crede di poter percorrere (autoefficacia), di norma la persegue e giunge al cambiamento comportamentale. Al contrario, se la persona si allarma per la frattura interiore, ma non crede di avere mezzi adatti a raggiungere l'obiettivo, allora può proteggersi dal proprio disagio con operazioni difensive che agiscono sui pensieri e sulle percezioni. Ad esempio, può negare la problematicità della situazione attuale (“Non è poi così male”), razionalizzare il suo fallimento (“Non lo volevo comunque”) o proiettare il problema altrove (“Non è un mio problema, ma loro”). Proprio per questo, il momento in cui siamo consapevoli che esiste un problema da risolvere è un momento delicato, perchè il disagio che proviamo può alimentare il desiderio di cambiamento ma, se non troviamo strategie efficaci, corriamo il rischio di deprimerci e abbandonare ogni tentativo. Tornando all'esempio precedente, quando la giovane donna si rende conto che desidera cambiare la sua situazione, inizia a riflettere su come poterlo fare. Può decidere di riprendere a uscire, di sfidare il terrore di vivere nuovamente la penosa esperienza degli attacchi di panico, cercando di convivere con il distubo; può intraprendere un percorso di psicoterapia, per agire sulle cause profonde che determinano l'insorgenza del problema e risolverlo definitivamente; può giungere a una qualsiasi altra presunta soluzione. Solo il tempo le dirà se la strategia prescelta si rivelerà efficace.

  3. Disponibilità: una questione di priorità. Si potrebbe pensare che una combinazione di elevata importanza ed elevata fiducia sia sufficiente a sollecitare il cambiamento, ma non è così. La disponibilità, infatti, ha a che fare con le priorità relative: “Lo voglio, ma non ora”. “Smetterò domani” è la tipica modalità con cui le persone si autoingannano. A volte, ci poniamo un obiettivo e agiamo subito per raggiungerlo. In altre circostante, siamo costretti a posticipare i nostri programmi, per esempio perchè ci sono altre situazioni che necessariamente richiedono la precedenza. Ad esempio, uno studente che desideri l'indipendenza economica deve necessariamente posticipare la decisione di andare a vivere da solo e concentrarsi sullo studio, prerequisito per trovare un lavoro e, finalmente, raggiungere l'obiettivo. Possiamo, infine, desiderare un cambiamento e, al contempo, temerlo: in questi casi, possiamo inconsciamente evitare il momento in cui sfideremo i nostri timori. Ad esempio, vogliamo perdere qualche kilo ma temiamo la ristrettezza calorica. Così, programmiamo l'inizio della dieta ma troviamo sempre un motivo per rimandarlo. Oppure, desideriamo risolvere un attrito con alcuni colleghi di lavoro, vorremmo parlare loro apertamente, esprimere le nostre opinioni e far valere i nostri diritti; contemporaneamente, temiamo la loro reazione e le conseguenze che il chiarimento potrebbe avere sul clima in ufficio. Così, decidiamo di aspettare il momento opportuno ma questo "continua a non arrivare", mentre i mesi passano.

5 CONSIGLI PER CHI PROGETTA UN CAMBIAMENTO (INTERIORE).

  1. Sii onesto/a con te stesso/a. I nostri limiti, le incapacità, i difetti possono metterci a disagio. Possiamo nascondere le nostre fragilità agli altri, pensando che se gli altri le vedessero potrebbero usarle contro di loro, per criticarci, attaccarci o abbandonarci. Possiamo nascondere i nostri limiti anche a noi stessi, perchè vederci per quello che siamo può creare una ferita alla nostra autostima. Dovremmo invece imparare a guardarci con occhi benevoli: "esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare", diceva Carl Rogers. Anche se è faticoso e doloroso, vale la pena di essere onesti con se stessi: possiamo ammettere le nostre sofferenze, i disagi, le mancanze; dirci "la verità" su come stanno le cose può liberarci dall'immobilismo e aprirci al cambiamento.

  2. Scegli gli obiettivi attingendo ai tuoi valori. "Fissare degli obiettivi è il primo passo per trasformare l'invisibile nel visibile" (Anthony Robbins). La "frattura interiore" deve essere sufficientemente ampia per generare la volontà a cambiare. Ci muoviamo solo quando vale la pena farlo. Quando scegliamo i nostri obiettivi, corriamo un doppio rischio: da una parte, rischiamo di "volare troppo in basso", rinunciando ai nostri desideri perchè, pensando che non sia possibile soddisfarli, decidiamo di smettere di provare; dall'altra, possiamo perdere il senso della misura, ponendoci obiettivi troppo impegnativi e che non sono direttamente collegati alla nostra felicità. Abbiamo bisogno di una "buona misura" per i nostri desideri. Personalmente, ritengo che questa misura si possa trovare ancorando i nostri obiettivi a dei buoni valori: legando, cioè, il nostro agire alla realizzazione di ciò che davvero sia capace di aggiungere alla nostra vita, e a quella degli altri, felicità, amicizia, giustizia e verità. Spesso si crede che il cambiamento sia motivato prevalentemente dall’evitamento del disagio, e che sia sufficiente punire il comportamento indesiderato per ottenerlo. In quest’ottica, le persone non cambiano perché non hanno ancora sofferto abbastanza. Tuttavia, alla maggior parte delle persone la sofferenza non è certo mancata: umiliazione, vergogna, colpa e angoscia non sono i motori principali del cambiamento. Al contrario, un cambiamento costruttivo sembra sorgere quando la persona lo associa a qualcosa di grande valore intrinseco, di importante, a qualcosa che le sta a cuore. Le persone spesso rimangono bloccate non perché non percepiscono il lato negativo della situazione, ma perché lo percepiscono doppiamente negativo.

  3. Cerca informazioni e osa tentare. Quando sentiamo che è importante cambiare, è essenziale trovare il modo per farlo. Se ci troviamo in una situazione difficile, in genere è la nostra visione attuale delle cose ad aver generato il problema. Abbiamo quindi bisogno di nuove informazioni e punti di vista, e possiamo trovarli consigliandoci con persone fidate e stimate, rivolgendoci agli esperti, studiando sui libri. Trovata una buona strategia, possiamo iniziare ad agire. Alcune persone credono di non avere qualità sufficienti per rischiare nuove strade e si rassegnano alla situazione attuale. A loro consiglio di fidarsi di sè, di osare, di non rinunciare ai propri bisogni e di lasciarsi sostenere da chi può aiutarle a scoprire le risorse di cui già dispongono e ad acquisire quelle che ancora non hanno.

  4. Decidi una cosa e rinuncia al resto. Decidere significa "tagliare via". Quando riflettiamo sul da farsi, ci concentriamo spesso su quello che andremo a "prendere" se operiamo il cambiamento. Sullo sfondo, resta ciò a cui rinunciamo e questo può agire da freno rispetto all'azione. Ad esempio, quando vado al ristorante, mi scontro spesso con il "dilemma del menù": ordinare un piatto significa rinunciare ad assaggiarne altri; per questo, "il prescelto" deve essere così speciale da consentirmi di sopportare la perdita dei sapori a cui rinuncio. So di amare la pizza alla boscaiola, ma mi va così tanto da rinunciare all'adorabile capricciosa? Nel lavoro di psicoterapia, accade qualcosa di simile. Può succedere, infatti, che una persona timida e inibita, che vuole diventare più assertiva e sicura di sè, desideri inconsciamente rimanere nel suo angolino, senza essere vista e notata. Farsi presente al mondo, affermarsi ed esprimersi, significa infatti accettare il rischio di essere criticata da chi è diverso da lei. Questo rischio è ineliminabile e va accettato, scoprendo dentro di sè la forza per sostenere la critica altrui, mantenendo una sana autostima e radicandosi nei propri valori. L'alternativa è rimanere nell'angolo.

  5. Fai un passo alla volta. Il cambiamento può avvenire gradualmente. Non occorre passare da un estremo all'altro in poco tempo. La persona timida dell'esempio precedente non è costretta a passare da una posizione di totale silenzio e raccoglimento in sè a quella di "anima della festa". Può esplorare gradualmente il risultato di lievi aperture, in contesti selezionati, sicuri e accoglienti. Col tempo, imparerà ad affrontare sfide più impegnative, come esprimere il proprio disaccordo apertamente e rispettosamente.


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