• Marco Marchegiani

DISTURBI D'ANSIA E CLASSIFICAZIONE DIAGNOSTICA: COME ORIENTARSI

Aggiornato il: 23 ott 2019


L’ANSIA: UN PROBLEMA COMUNE.

L’ansia è un problema davvero comune. La Società Italiana di Psichiatria ha recentemente stimato che siano circa 17 i milioni di italiani che soffrono di qualche problema di salute mentale. Tra tutti i disagi mentali, l’ansia è di gran lunga il più diffuso. I consumi di Prozac, un farmaco ansiolitico, sono quadruplicati nel corso degli ultimi 10 anni, secondo i dati del rapporto Osserva salute del 2012.

Provare ansia non è di per sé un problema, una patologia, un disagio. Anche se è di certo una emozione spiacevole, è stata progettata dall’evoluzione per assolvere a specifici compiti, per garantire il più a lungo possibile la nostra sopravvivenza. Avere una visione realistica dell’ansia, comprenderne la funzione (link), è un primo passo essenziale per orientarsi nell’argomento. È solo quando la nostra ansia è fuori controllo, sproporzionata rispetto alla situazione, eccessivamente presente, paralizzante al punto da spingerci ad evitare le situazioni che la attivano, dannosa fino a impedirci una vita lavorativa, sociale, relazionale soddisfacente, che diventa un problema reale, diventa un disagio mentale. Quando ciò accade, è fondamentale sapersi orientare ed utilizzare le proprie risorse per agire in modo da risolvere il problema e tornare a una vita pienamente soddisfacente.

PRECAUZIONI NELLA LETTURA DELLE CLASSIFICAZIONI DIAGNOSTICHE DEI DISTURBI D'ANSIA.

Molto frequentemente, grazie ad internet, le persone possono ricercare online informazioni sui problemi di salute. Questa possibilità è, a mio avviso, molto utile, perché consente di dare una prima, approssimativa, comprensione del problema. Soprattutto, ci aiuta a considerare “ufficialmente” uno specifico vissuto come problematico. Tuttavia, ci sono alcune precauzioni da tenere a mente quando avviamo una ricerca di questo tipo in ambito psicologico.

Il manuale diagnostico attualmente più utilizzato per la classificazione dei disturbi mentali, il DSM-IV, propone una classificazione diagnostica basata su un atteggiamento descrittivo di stampo medico. Ciò significa che i “disturbi” vengono descritti in base ai sintomi, cioè alle manifestazioni esterne. Questo manuale non dice nulla su ciò che sta causando uno specifico disturbo. Ad esempio, se una persona ha una fobia, il DSM non riesce mai a risalire alle vere cause del problema, ma si limita a descriverlo per incasellarlo a livello diagnostico. Il DSM ci dice se le nostre manifestazioni esterne sono compatibili con uno dei suoi “prototipi”. Tutto qui.

Psicologi e psicoterapeuti conoscono la materia e non si lasciano ingannare dai limiti del manuale, mentre chi non è del settore può lasciarsi fuorviare. Riconoscere i propri problemi in una specifica sindrome psicologica, molto spesso, produce nelle persone un vissuto di paura, il timore di essere “gravi”, l’idea che ci sia qualcosa che, dall’esterno, ci infetta, come un virus. Le cose non stanno così. Esiste uno specifico modo di funzionare della mente che sta creando, in superficie, specifici sintomi, i quali possono essere raggruppati in un quadro diagnostico. Cambiando il modo della mente di funzionare, cambiano le manifestazioni emotive, cognitive, comportamentali e, in ultima analisi, svanisce anche la diagnosi psichiatrica.

CLASSIFICAZIONE DIAGNOSTICA DEI DISTURBI D'ANSIA.

Avendo chiarito le precauzioni che è indispensabile conoscere per approcciarsi alla diagnosi in campo di salute mentale, possiamo elencare le condizioni che il DSM-IV riporta nella sezione “Disturbi d’Ansia”:

  • Attacco di Panico: corrisponde a un periodo preciso durante il quale vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Durante questi attacchi sono presenti sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento, e paura di “impazzire” o di perdere il controllo.

  • Agorafobia: è l’ansia o l’evitamento verso luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di un Attacco di Panico o di sintomi tipo panico.

  • Disturbo di Panico Senza Agorafobia: è caratterizzato da ricorrenti Attacchi di Panico inaspettati, riguardo ai quali vi è una preoccupazione persistente. Il Disturbo di Panico con Agorafobia è caratterizzato sia da ricorrenti Attacchi di Panico inaspettati che da Agorafobia.

  • Agorafobia Senza Anamnesi di Disturbo di Panico: è caratterizzata dalla presenza di Agorafobia e di sintomi tipo panico senza anamnesi di Attacchi di Panico inaspettati.

  • Fobia Specifica: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento.

  • Fobia Sociale: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina condotte di evitamento.

  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo: caratterizzato da ossessioni (che causano ansia o disagio marcati) e/o compulsioni (che servono a neutralizzare l’ansia).

  • Disturbo Post-traumatico da Stress: è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico accompagnato da sintomi di aumento dell’arousal e da evitamento di stimoli associati al trauma.

  • Disturbo Acuto da Stress: è caratterizzato da sintomi simili a quelli del Disturbo Post-traumatico da Stress che si verificano immediatamente a seguito di un evento estremamente traumatico.

  • Disturbo d’Ansia Generalizzato: è caratterizzato da almeno 6 mesi di ansia e preoccupazione persistenti ed eccessive.

  • Disturbo d’Ansia Dovuto ad una Condizione Medica Generale: è caratterizzato da sintomi rilevanti di ansia ritenuti conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale.

  • Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze: è caratterizzato da sintomi rilevanti di ansia ritenuti conseguenza fisiologica diretta di una droga di abuso, di un farmaco o dell’esposizione ad una tossina.

  • Disturbo d’Ansia Non Altrimenti Specificato: viene incluso per la codificazione di disturbi con ansia o evitamento fobico rilevanti che non soddisfano i criteri per nessun specifico Disturbo d’Ansia definito in questa sezione (o sintomi di ansia a proposito dei quali sono disponibili informazioni inadeguate o contraddittorie).

PRENDERSI CURA DI SE': COME AFFRONTARE L'ANSIA.

Dopo aver preso atto che la propria ansia ha smesso di essere funzionale ed è diventata un problema che impedisce alla nostra vita di scorrere serenamente e piacevolmente, e dopo aver reperito alcune informazioni diagnostiche utili ad inquadrare meglio la situazione, arriva il momento della scelta. Cosa fare?

In genere, la prima reazione, istintiva, è quella di attendere, sperando che il problema passi da sé. Prendere tempo è una buona strategia, soprattutto quando non si hanno ancora le idee chiare su come affrontare un problema. Non fare niente è meglio che fare male. Tuttavia, in genere, quando l’ansia prende la forma di un disturbo non passa da sé.

Se l’ansia è molto consistente, così intensa da disorientare la persona e darle la sensazione di non avere più il controllo sulle proprie emozioni, gli psicofarmaci possono essere d’aiuto. A questo proposito, è fondamentale rivolgersi a uno psichiatra, che è l’unico specialista in grado di gestire adeguatamente questo tipo di farmaci. Gli ansiolitici possono abbassare il livello di ansia e dare, in un certo senso, un primo sollievo. La persona recupera le forze ed ha più risorse da investire per affrontare le cause del disagio. Tuttavia, spesso, lo psicofarmaco è visto come punto di arrivo, come elemento risolutivo, curativo. L’idea è quella che, prendendo il farmaco, il problema se ne va. Purtroppo le cose non stanno così. Lo psicofarmaco limita il sintomo, limita l’ansia, ma non agisce sulle sue cause. Se esse persistono, la nostra mente continua a “produrre” ansia. Lo psicofarmaco abbassa i livelli d’ansia, agendo sui meccanismi neurobiologici ad essa connessi. Quando ciò accade, la “mente” cerca di alzarli di nuovo, perché li considera corretti, utili e realistici. Per questo, quando lo psicofarmaco è considerato l’unico strumento terapeutico, si assiste a un continuo aumento dei dosaggi terapeutici, alla sostituzione del primo farmaco con uno più potente, oppure al suo affiancamento. Il numero di farmaci aumenta mentre l’efficacia diminuisce e gli effetti collaterali aumentano. Quanto appena detto è vero per la maggior parte dei disturbi d’ansia, cioè per quelli che hanno cause “psicogene”, cioè per quelle condizioni che sono create e mantenute dalla struttura di personalità del paziente. Nei casi in cui il disturbo sia causato da componenti biologiche, cioè quando esiste un qualche danno al cervello, il farmaco può essere l’unico trattamento in grado di limitare la disfunzione.

Il trattamento di elezione per la maggior parte dei disturbi d’ansia è la psicoterapia. Attraverso di essa, la persona può prendere consapevolezza di quali processi mentali siano attivi nel generare l’ansia disfunzionale. Attraverso la psicoterapia, tali processi possono essere cambiati. Quando essi cambiano, le emozioni cambiano. L’ansia è l’anello finale di una catena di processi mentali. Essa non è il problema, ma solo il segnale di un problema. Risolvendo il problema, il segnale si spegne. La psicoterapia genera un circolo virtuoso di cambiamento che conduce al progressivo cambiamento della struttura mentale, al progressivo ampliamento della zona di benessere.

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