• Marco Marchegiani

IL MONDO INTERIORE DELL'ADOLESCENTE: UNA PROSPETTIVA PSICOANALITICA

Aggiornato il: 23 ott 2019


GRANDI CAMBIAMENTI, GRANDI CONFLITTI. Se l’adolescenza è unanimemente riconosciuta come un periodo di intense mutazioni fisiche e psicologiche, il modello psicoanalitico è quello che, più di ogni altro, ha focalizzato l’attenzione sui processi psicologici e sugli aspetti dinamici del mondo interiore dell’adolescente. Gli autori psicoanalitici insistono sull’importanza che rivestono, in adolescenza, i fenomeni della pubertà, dell'accesso alla sessualità e della riorganizzazione delle pulsioni parziali sotto il primato genitale.

La psicoanalisi è un modello che interpreta la psiche in senso psicodinamico. Quando si parla di “psicodinamica”, di “psicologia dinamica” o di “dinamiche psicologiche” si fa riferimento a uno dei cardini concettuali della psicoanalisi: il fatto che la nostra mente è composta di elementi o strutture che interagiscono e possono entrare in conflitto tra loro. Emozioni, pulsioni, desideri, convinzioni, valori, norme morali: sono tutti elementi della nostra psiche che possono scontrarsi, perché portatori di esigenze diverse percepite come inconciliabili. Il conflitto viene segnalato da emozioni spiacevoli, in particolar modo dall’ansia. A fronte di questo “segnale”, una struttura specializzata, tra le altre cose, a gestire il conflitto, chiamata da Freud “Io”, mobilita i meccanismi di difesa. Un esempio semplice ma chiaro può essere il seguente: Giulio non ha studiato oggi pomeriggio; domani mattina potrebbe esserci un’interrogazione; se venisse interrogato, prenderebbe un brutto voto; se prendesse un brutto voto, dovrebbe studiare molto e fare molta fatica per recuperarlo; Giulio non ama studiare molto. Preso da questi pensieri, Giulio si sente in ansia; a questo punto, l’Io di Giulio decide di difendersi e Giulio dice a se stesso che le possibilità di essere interrogato sono solo 1/24 (24 è il numero degli alunni della sua classe meno 2, cioè il numero medio degli assenti ogni giorno) e pensa che una bella preghiera a Santa Rita lo proteggerà. Giulio, in sostanza, decide di difendersi dall’ansia utilizzando il calcolo delle probabilità e la superstizione come meccanismi di difesa.

PRINCIPALI ASPETTI PSICODINAMICI NELL’ADOLESCENZA. L’eccitazione sessuale.

La pubertà si caratterizza per il raggiungimento pieno della capacità riproduttiva e comporta un'esplosione libidica, un'eruzione pulsionale genitale. La comparsa improvvisa di questa energia libera spinge l'individuo verso una scarica della tensione e rende l'Io più fragile nel suo controllo dell'eccitazione. La pubertà è un periodo di spinta libidica e la presenza del desiderio sessuale e della possibilità di realizzazione è fonte di angoscia, perché per la prima volta il desiderio sessuale è realizzabile. I meccanismi di difesa giocano un ruolo centrale in questo periodo, nell'attesa che la vita psichica dell'adolescente si riorganizzi per gestire in modo maturo e non conflittuale la spinta alla sessualità matura.

La problematica del corpo.

I grandi cambiamenti fisiologici che si manifestano con la pubertà hanno profonde ripercussioni sia sulla realtà concreta che a livello immaginario e simbolico. L’immagine del corpo, cioè la percezione che l’adolescente ha del proprio corpo, cambia in diversi contesti: come punto di riferimento spaziale, per cui l’adolescente deve confrontarsi con i cambiamenti che esso assume come unità di misura e di riferimento rispetto all’ambiente circostante; come rappresentante simbolico, per cui il corpo viene utilizzato come mezzo di espressione dei propri conflitti e delle proprie vicende interiori (ad esempio, l’adolescente può portare i capelli lunghi o corti); rispetto al narcisismo, cioè all’amore di sé, quando l’adolescente manifesta un’attenzione esagerata per il proprio aspetto fisico o per alcune parti del corpo. In definitiva, l’adolescente si trova a confrontarsi con una serie di modificazioni somatiche che ha difficoltà ad integrare e che in ogni modo sopraggiungono con un ritmo piuttosto rapido.

La dimensione del lutto.

Un altro grande movimento interiore è legato all'esperienza di separazione dalle figure autorevoli dell'infanzia, al cambiamento nelle modalità relazionali, nei progetti e nei piaceri. Questa perdita richiede un lavoro di elaborazione del lutto. Come la persona in lutto, l'adolescente rimane in certi momenti sommerso dal ricordo di ciò che ha perduto. Egli perde gli "oggetti infantili": "la mamma", così come l'ha vissuta durante l'infanzia, fonte di affetto, sostegno e accudimento, e "il papà", come fonte di sicurezza e ammirazione. L'arrivo dell'età adulta, infatti, spinge l'adolescente ad abbandonare l'infanzia e la sua rassicurante dipendenza rispetto ai genitori per conquistare una posizione adulta in cui prendere su di sé quelle funzioni di guida e sostegno. Il ruolo dell’ideale dell’Io in adolescenza.

Gli adolescenti sono alla ricerca di un Ideale dell'Io, di una immagine soddisfacente di se stessi che sia capace di fornire loro un buon livello di autostima: l'Ideale dell'Io è, in sostanza, un Io Ideale che la persona si sforza di raggiungere; quando la persona si sente vicina al proprio ideale, si sente bene con se stessa e si piace. Il conflitto tra Super-Io e Ideale dell'Io è uno dei conflitti chiave in adolescenza. L'Ideale dell'Io è l'erede del processo adolescenziale, come il Super-Io lo è del complesso edipico. Il Super-Io è, in sostanza, un genitore interiorizzato che fornisce norme e divieti e che minaccia punizioni. La persona instaura con esso una relazione interna di tipo passivo, come se riproponesse dentro di sé la relazione genitore-bambino. L'Ideale dell'Io propone alla persona un rapporto diverso, fatto di progetti e futuro, in cui il ruolo svolto dal sé è attivo e autodiretto.

L'identità.

Il concetto di identificazione descrive il meccanismo attraverso cui la personalità di un individuo si modifica in seguito a un rapporto significativo. Con l'identificazione un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un'altra persona e si trasforma, totalmente o parzialmente, sul modello di quest'ultima. Tale concetto ha assunto un valore centrale in psicoanalisi, ed oggi è visto come l'operazione mediante la quale si forma l'individuo: la personalità si costituisce e si differenzia attraverso una serie di identificazioni. Erikson sostiene che l'identità, più che la semplice somma di identificazioni precedenti,debba essere considerata come una nuova costruzione, che comporta l’assimilazione graduale e la selezione dei modelli che il ragazzo ha avuto a disposizione: l’adolescente sceglie tra le caratteristiche di genitori, insegnanti, personaggi pubblici e televisivi, fino a formarsi una personalità che ne racchiude le caratteristiche in modo creativo e trasformativo, unico e coerente. D’altronde, l’adolescente è particolarmente vulnerabile ai fattori ambientali, e le identificazioni che mette in atto dipendono dagli “oggetti” trovati.

Il gruppo.

Le relazioni stabilite tra l'adolescente e i suoi pari giocano un ruolo di primo piano nel processo psichico in corso. Il bisogno dell'adolescente di essere in gruppo risponde a delle motivazioni intrapsichiche legate a questo processo. Il gruppo assolve infatti a varie funzioni:

Aiuta lo sviluppo dell’Ideale dell’Io e agevola i cambiamenti nelle identificazioni;

  • Può essere utilizzato per esternalizzare le diverse parti conflittuali di sé sui membri del gruppo, in un processo complesso che ne consente la risoluzione;

  • Può giocare un ruolo patologico, quando attraverso di esso si realizza la patologia potenziale di uno o più individui. In questi casi, il gruppo diventa una “banda”, si identifica con il suo membro più malato ed arriva a compiere azioni che individualmente la maggior parte dei membri non farebbe. Sono così possibili azioni antisociali e delinquenziali.

  • Può svolgere un ruolo positivo, quando raggruppa e unifica gli affetti, consente l’esperienza della reciprocità emozionale. Ciò si evidenzia in particolare nell’esperienza del “primo amore” e dell’amico “del cuore”.

#adolescenza

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