La maturità consiste nell’assumersi la responsabilità di essere ciò che veramente si è

Spesso, siamo alla ricerca di consigli e strumenti per aumentare il nostro benessere. Utilizziamo internet o leggiamo libri per trovare qualcosa che ci aiuti a sbloccare una situazione, iniziare un nuovo atteggiamento, migliorare una relazione o essere più efficaci sul lavoro. Siamo alla ricerca di un modello positivo. Storicamente, gli approcci psicoterapeutici si sono molto dedicati a individuare i processi negativi, disfunzionali, responsabili della patologia mentale. Questa tendenza ha posto in primo piano ciò che va “tolto dalla mente”, ma ha trascurato ciò che deve esserci per renderla sana e felice. Come funziona una mente sana? Cosa caratterizza le persone che sono felici e appagate? Un aspetto della felicità che mi sembra, al tempo stesso, causa ed effetto del benessere è la capacità di essere autenticamente se stessi, che deriva dal permesso che la persona arriva a concedersi di “essere ciò che veramente è”.

Carl Rogers, nel suo “la terapia centrata-sul-cliente” , si occupò di definire quali sono le cause della sofferenza mentale. Oltre a ciò, si soffermò sulle caratteristiche che assumevano i suoi pazienti al termine del percorso di psicoterapia. Come sente, pensa e si comporta una persona sana? Definendo questi aspetti, Rogers compì un lavoro originale e poco diffuso per l’epoca. Esistono effettivamente delle caratteristiche comuni alle persone che si sentono bene e fanno stare bene chi le frequenta. Nel loro insieme, possono essere riassunte come “essere ciò che veramente si è”, e sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere quella che Rogers definisce “vita piena”.

LE RADICI DELL’AUTENTICITA’: IMPARARE A CONOSCERSI ED ACCETTARSI.

Rogers era innanzitutto uno psicoterapeuta. Ciò che apprese e scrisse fu l’esito del suo lavoro sul campo. Nel suo approccio, si sforzava di creare un clima favorevole alla crescita e di evidenziare un valore fondamentale: che la persona in terapia, “quella persona”, ha valore nella sua unicità, in ogni suo aspetto, così com’è. Da questo atteggiamento terapeutico, di accettazione ed empatia verso il paziente, scaturiscono i più importanti cambiamenti: la persona può cominciare lentamente a dar valore ai diversi aspetti di sé; a provare e sentire ciò che avviene dentro di sè; ad utilizzare il proprio organismo, i suoi vissuti più autentici, per guidare il proprio comportamento. In poche parole, grazie alla psicoterapia, la persona impara ad accettarsi e conoscersi, e inizia un cambiamento che la orienta verso una maggiore autenticità, da cui scaturiscono nuovi livelli di benessere.

Quando ciò accade, intervengono modificazioni significative nel valore che le persone danno ai vari aspetti della propria esperienza: tornano, in qualche modo, a molte delle caratteristiche proprie dell’infanzia. Il modo di valutare le cose proprio della persona matura è per molti aspetti simile a quello del bambino. È fluido, mutevole, basato sul momento presente; il criterio di valutazione è posto all’interno, ed è l’esperienza a tenerlo costantemente al corrente dei valori presenti. Rispetto al bambino, tuttavia, il processo di valutazione dell’adulto è molto più complesso, perché non si basa solo sul significato attuale ma anche su tutte le esperienze simili del passato: ha in sé nuovo e vecchio. Questo processo di valutazione maturo non è cosa semplice e non ci sono garanzie che le scelte fatte promuovano lo sviluppo del sé; tuttavia, l’apertura all’esperienza assicura la possibilità di correggere gli errori.

LE 9 CARATTERISTICHE DELL’AUTENTICITA’.

Carl Rogers osservava i suoi pazienti mentre miglioravano in terapia. Li accompagnava mentre si sforzavano di trovare “la propria strada”, mentre riscoprivano chi fossero realmente. Dopo anni di esperienza, colse un modello comune, individuò una modalità tipica della persona sana che definì “essere ciò che veramente si è”, e che associava a una vita “piena”.

Rogers riscontrò alcuni atteggiamenti specifici nelle persone che progredivano in terapia. Esse tendevano ad abbandonare le false apparenze e la sensazione di “dover essere” in un certo modo; smettevano di corrispondere alle attese degli altri; si sforzavano di essere autentiche, senza pianificare il proprio comportamento in base alle aspettative sociali; tendevano a volersi dirigere da sole e ad utilizzare i propri vissuti come guida, restando aperte alla propria esperienza interna, alla propria sensibilità e ai propri valori. Inoltre, queste persone davano valore positivo all’empatia e all’accettazione degli altri, e apprezzavano le relazioni interpersonali profonde. Il loro comportamento, infine, tendeva ad essere incisivo e socialmente produttivo.

Rogers stilò così un elenco delle caratteristiche che le persone che scelgono la via dell’autenticità gradualmente sviluppano:

COME PROGREDIRE SULLA VIA DELL’AUTENTICITA’ .

Essere autenticamente se stessi è un desiderio profondo in ognuno di noi. Quando ci diamo il permesso di esistere per ciò che sentiamo di essere davvero, per ciò che riconosciamo emotivamente come il nostro “vero sè”, proviamo l’entusiasmo di essere al mondo per lasciare un’impronta, nostra, unica ed originale; sentiamo che vale davvero la pena di vivere. Come possiamo raggiungere questo stato di piena manifestazione di sè? Alcuni fortunati hanno avuto in dono dai propri genitori una accettazione piena e la validazione della libera espressione del sè. Altri, invece, sono stati vincolati, frenati, inibiti e possono faticare a darsi il “diritto di esistere” per quello che sono. Queste persone hanno ricevuto un dono diverso: la possibilità di comprendere profondamente il dolore della mancata accettazione e l’opportunità di trasformarlo in una testimonianza positiva. A loro, in particolare, dedico le mie personali riflessioni su come progredire sulla via dell’autenticità:

  1. Identificare un modello positivo. Spesso, le persone non migliorano la propria vita o la propria personalità perchè non hanno ben chiaro verso quale direzione procedere. Avere un punto di riferimento è molto utile per progredire verso un maggiore benessere. È essenziale, però, che il modello prescelto sia di buona qualità. Scegliere lo status, la fama, il successo economico, l’apprezzamento degli altri o il potere come modello di benessere può portarci lontano dalla felicità, lasciandoci in balia di ansia, depressione, insoddisfazione. Quando Rogers descrive le persone che progrediscono in terapia, evidenzia indirettamente ciò che di positivo possiamo desiderare per noi stessi, individua delle mete positive. Rogers ci sta indirettamente insegnando che è bene andare al di là delle apparenze, del dover essere, delle aspettative degli altri; che piacere agli altri può essere gratificante, ma non deve diventare un’ossessione, che possiamo sopravvivere anche se non piacciamo a tutti. Ci sta insegnando che se ci ascoltiamo profondamente e accettiamo il rischio di dirigerci da soli ne ricaveremo insegnamenti, autostima, relazioni positive e benevolenza verso gli altri. Possiamo iniziare ad usare questi riferimenti per identificare nuovi scopi per noi stessi. Possiamo dirci “questo è bene per me e desidero cambiare in questa direzione”. Possiamo anche esplorare quanto la storia, le tradizioni filosofiche, religiose o psicologiche offrono in termini di modelli positivi, traendone un insegnamento personalizzato, a misura nostra.
  2. Schierarsi con il vero Sè. Nascosto nel disagio, schiacciato da vincoli soffocanti, una parte di noi soffre, si nasconde, protesta. É la voce del nostro vero sè, della natura che ancora indica dall’interno la direzione più sana. Individuare questa parte, darle voce e schierarsi a suo favore è un aspetto essenziale per ritrovare la nostra identità più vera, per conquistare maggiore autenticità.
  3. Rintracciare e sostituire gli apprendimenti errati. Seguendo la prospettiva rogersiana, abbiamo visto che la sofferenza nasce dall’inconscia decisione di abbandonare la nostra vera natura, per seguire la strada di insegnamenti fuorvianti. Se ascoltiamo in profondità il nostro disagio, possiamo trovare in esso l’indicazione di quale sia l’esperienza da cui abbiamo tratto orientamenti errati, che ostacolano la soddisfazione di un bisogno sano. Lasciare andare questi antichi orientamenti è ciò che può garantirci l’apertura a una nuova autenticità, l’ingresso alla “vita piena” che desideriamo. È ciò che tipicamente accade in psicoterapia. Alcuni “schemi mentali” e convinzioni, alcune tematiche ricorrenti, sono così profondi, così radicati, che è praticamente impossibile identificarli completamente e risolverli riflettendo su di essi in solitudine. Per questo, la psicoterapia resta un trattamento di elezione e rappresenta un’opportunità unica per raggiungere il benessere. In ultima analisi, la persona cambia quando si libera dai freni che pone a se stessa, nell’illusione che modificare o censurare alcuni aspetti di sè possa aiutarla a conquistare l’amore che desidera.

Questo breve elenco di suggerimenti non è una pozione magica per risolvere le antiche questioni irrisolte nel profondo, ma sono convinto che possa fornire una direzione utile verso cui dirigere gli sforzi. Questi sono i passi effettuati in ogni psicoterapia, in compagnia di chi sa aiutarci a dosare le energie, dirigere l’attenzione, rimuovere gli ostacoli e le false piste verso la serenità, il benessere, l’accettazione di sè, per giungere finalmente a una vita “piena” e autentica.

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