• Marco Marchegiani

LE RADICI DELLA SOFFERENZA EMOTIVA: LA DISCREPANZA FONDAMENTALE

Aggiornato il: 4 giorni fa

La psicopatologia secondo Carl Rogers, fondatore della terapia centrata-sul-cliente

Ansia, depressione, sentimenti di mancanza di valore e inadeguatezza, difficolà relazionali, perfezionismo, narcisismo: in poche parole, la sofferenza emotiva e le sue derivazioni comportamentali. Da dove derivano? Da cosa sono causate? La risposta a queste domande è essenziale quando si naviga in un mare di dubbi, dolori e tentativi confusi di ritrovare l'equilibrio nella propria vita. Queste domande sono anche una delle priorità per lo psicoterapeuta e riguardano quella che viene definita "eziopatologia". Il problema della genesi della sofferenza emotiva, soprattutto di quella spesso definita come "psicopatologica", cioè non realistica e disfunzionale, è il cuore di ogni teoria psicologica. Un disagio è definito disfunzionale quando deriva da un funzionamento mentale che genera problemi emotivi, relazionali, lavorativi e che può essere migliorato per condurre a maggiore benessere. Individuare il tipo specifico di "funzionamento", in atto in quella specifica persona, dona nuove possibilità di cambiamento, apre la via al benessere. Per un ragazzo in ansia di fronte alle interrogazioni scolastiche, che cerca la perfezione nella sua preparazione fino a non sentirsi mai sufficientemente pronto, il primo passo da compiere è comprendere da dove deriva il proprio disagio. Lo stesso vale per una giovane donna che evita di conoscere persone nuove perchè l'ansia che sente all'idea di essere esposta allo sguardo altrui è troppo forte.

Per chi vuole avere una prima idea di come si genera la sofferenza emotiva e relazionale, la teoria rogersiana sulla genesi dell'incongruenza si offre come inizio l'ideale, perchè può aiutarci a riflettere in modo semplice e chiaro. L'opera di Carl Rogers è considerata uno dei pilastri fondamentali della psicologia umanistica, una corrente teorica e psicoterapeutica che ripone fiducia nella natura umana e la considera orientata allo sviluppo positivo del sè. Il problema della sofferenza viene spiegato considerando come potenzialmente nocivo quanto la persona acquisisce dall'esterno, dai genitori e dalla società in generale, quando gli insegnamenti forniti al bambino vanno contro le tendenze naturali interiori.


LA NATURA CI GUIDA: IL PROCESSO DI VALUTAZIONE "ORGANISMICO".

Secondo Rogers, ogni persona porta dentro di sè una tendenza naturale a reagire e valutare quanto le accade. Egli la definisce il "processo di valutazione organismico". Quando la persona reagisce alle situazioni di vita seguendo tale funzione interna, tale "processo di valutazione", riesce a realizzare se stessa e a vivere una vita soddisfacente e orientata al benessere. Da bambino, l'essere umano percepisce in modo molto chiaro i suoi valori: accetta alcune cose ed esperienze, ne rifiuta altre. Ad esempio, la fame, il dolore, i sapori amari, i suoni forti hanno un valore negativo; il cibo, la sicurezza, le esperienze nuove hanno valore positivo. Il bambino sa istintivamente cosa gli fa bene e cosa no: nasce con una "bussola interiore" che funziona bene e lo mantiene al sicuro, garantisce la soddisfazione dei suoi bisogni. Si tratta di una bussola molto semplice, questo è vero, ma è in grado di orientarlo efficacemente nei suoi primi passi verso il mondo. Valuta ogni esperienza in modo flessibile: ad esempio, la sicurezza piace, ma viene abbandonata per fare nuove esperienze; al contrario, se il bambino si sente in pericolo, smette di esplorare e torna al sicuro dalla mamma. È un processo di valutazione "organismico", non cosciente, in cui ogni elemento viene sperimentato, soppesato, scelto o rifiutato a seconda che, in quel momento, contribuisca o meno allo sviluppo del sè. Secondo Rogers, il bambino compie scelte di valore che hanno origine solo in lui: non è influenzato dai genitori o dalla TV. L’organismo gli dice: questo è bene per me, questo è male. Come mai, allora, molti adulti non sanno distinguere quello che vogliono da quello che non vogliono, ciò che è bene per loro da ciò che è male?

L'ABBANDONO DELLA NATURA E L'INIZIO DELLA SOFFERENZA EMOTIVA.

Nella teoria rogersiana, le difficoltà psicologiche sono la diretta conseguenza dell'abbandono della guida naturale costituita dal processo di valutazione organismico precedentemente descritto. La persona, in genere durante l'infanzia, decide di abbandonare il suo "referente interiore naturale" e di sostituirlo con nuove regole, con nuovi insegnamenti. Tali nuovi "maestri interiori" saranno tanto più nocivi quanto più si allontanano dalla natura, diventando rigidi, inefficienti e incerti. Riusciamo facilmente a immaginare il danno che subiremmo se le nostre papille gustative andassero in tilt, alterando il senso del gusto. Che ne sarebbe della nostra salute se iniziassimo a provare disgusto per gli alimenti nutrienti e a provare attrazione per sostanze non commestibili, come vernice, legno o plastica? È quanto accade, secondo Rogers, alla nostra mente quando sostituiamo le nostre "papille valutative naturali" con nuovi criteri per scegliere e giudicare le esperienze che facciamo. Se iniziamo a considerare desiderabili esperienze non salutari dal punto di vista psicologico e relazionale, ne consegue che soffriremo, che proveremo emozioni dolorose come ansia, depressione, tristezza, vergogna e rabbia. Ad esempio, se un uomo arrivasse a considerare il successo economico come l'unico obiettivo di vita, potrebbe lavorare tutto il giorno, trascurando gli affetti, la salute fisica, il riposo. Ogni area di vita trascurata creerebbe un vuoto nei bisogni umani fondamentali presenti in lui. Egli inizierebbe a sentirsi insoddisfatto, stanco e solo, probabilmente ansioso e deprivato. Questi vissuti sarebbero la conseguenza della sua scelta inconsapevole di allontanarsi dai propri bisogni e dalla natura presente in essi.


LA DISCREPANZA FONDAMENTALE.

In che modo le persone arrivano a sostituire il loro "processo di valutazione organismico"? E con cosa viene rimpiazzato? Rogers individua alcuni passaggi fondamentali all'origine di quella che definisce "discrepanza fondamentale":

  1. Il bambino tende a comportarsi in modo da rendere frequenti alcune esperienze a lui gradite. In primis, ha bisogno di amore, lo desidera e cerca di aumentare la frequenza delle situazioni in cui lo riceve. Contemporaneamente, nella loro azione educativa, i genitori a volte lo rimproverano o pongono limiti alla volonta del bambino.

  2. Così, egli impara gradualmente che ciò che a lui sembra bene, spesso è male per gli altri. Quando ciò accade, i genitori gli tolgono l’affetto finchè il bambino non si adegua alle loro richieste.

  3. Se le richieste dei genitori sono molto distanti dalle naturali inclinazioni del bambino e, soprattutto, se non sono finalizzate ad insegnare qualcosa di realmente utile per il benessere del piccolo, il bambino sentirà un profondo conflitto tra ciò che sente e ciò che gli viene insegnato. In qualche modo, sentirà di dover scegliere tra la sua natura più profonda e l'amore dei genitori.

  4. Così, egli potrà progressivamente giungere ad assumere lo stesso atteggiamento degli altri, introiettando il loro giudizio di valore, assumendolo come proprio.

  5. Secondo Rogers, a questo punto, il bambino perde contatto con il suo processo di valutazione organismico: lo abbandona e, per conservare l’affetto, cerca di assumere i valori stabiliti dagli altri. Per mantenere amore, approvazione, stima, giunge ad avere una sfiducia di fondo nella propria esperienza attuale come guida al comportamento. Apprende dagli altri un certo numero di valori concettualizzati e li assume come propri, anche se sono profondamente in contrasto con quanto prova. Siccome questi concetti non si fondano sul “suo” modo di valutare, tendono ad essere statici e rigidi anziché fluidi e mutevoli. Qui nasce quella che Rogers definisce la "discrepanza fondamentale": la persona si dissocia dal suo vero sè e si comporta, a livello cosciente, secondo le indicazioni fornite da un sistema di regole, convinzioni, credenze e costrutti esterni al sè; ma a livello inconscio la sua vera natura, la tendenza ad essere ciò che è, continua a farsi sentire e a spingere verso direzioni positive. Così, si creano due punti di potere che sono in conflitto tra loro e prevalgono alterandosi. La persona inizia ad agire in modo bivalente, o a sperimentare incongruenza tra ciò che sente profondamente e ciò che crede o fa. Possiamo accorgerci di questo quando proviamo un'emozione che non comprendiamo. Non riusciamo a rintracciarne il significato perchè tale significato è sepolto nel nostro inconscio, dove vive il nostro vero sè. In superficie, invece, seguiamo i "costrutti interiorizzati" dall'esterno, secondo i quali tutto va bene. Per questo, siamo confusi e non sappiamo cosa fare, perchè una parte della situazione ci è nascosta.

Secondo Rogers, "questa dissociazione è la struttura portante e la base di tutta la psicopatologia umana e sociale", perchè "assumendo i punti di vista degli altri come nostri, perdiamo contatto con la saggezza potenziale del nostro organismo e la fiducia in noi stessi. Poiché questi concetti di valore sono spesso in contrasto con quanto succede nella nostra esperienza, abbiamo diviso profondamente noi stessi da noi stessi, e ciò spiega gran parte dell’insicurezza e della tensione moderna. Questa discrepanza fondamentale è un aspetto centrale dell’estraniarsi dell’uomo moderno da se stesso" (Rogers, "La terapia centrata-sul-cliente").


ALCUNI ESEMPI DI DISCREPANZA FONDAMENTALE.

Vediamo ora alcuni esempi concreti, utili a chiarire come questo processo interno prende vita nella nostra esperienza quotidiana. Abbiamo capito che, secondo Rogers, la persona conserva dentro di sè delle inclinazioni affidabili per una vita felice. Tuttavia, l'incontro con insegnamenti dall'esterno può far deviare tale predisposizione innata al benessere. È possibile individuare alcuni di questi insegnamenti disfunzionali comuni? Decisamente sì. È possibile incontrare messaggi o insegnamenti contrari al benessere in ogni ambito della nostra vita: nella cultura economica dominante, nell'area esistenziale, scientifica, relazionale, familiare. Ad esempio, quando seguiamo l'idea che il successo e la fama siano altamente desiderabili, possiamo sacrificare il naturale bisogno di riposo, affetto, autenticità o amicizia per ottenere ammirazione e status; oppure, possiamo dedicarci a piacere agli altri e plasmare la nostra identità sull'approvazione altrui invece che scoprire chi siamo realmente e piacere, in primis, a noi stessi. Ancora, possiamo decidere che la fragilità è un difetto e impegnarci a costruire una versione perfetta di noi, a seguire regole e procedure per evitare ogni errore; possiamo spendere il tempo della nostra vita a guadagnare di più, perchè siamo profondamente convinti che il valore di una persona sia proporzionale al suo conto in banca, e così facendo non godiamo mai di un bel tramonto o dell'abbraccio dei nostri cari. Ognuno di noi è portatore delle proprie uniche e caratteristiche "discrepanze fondamentali". La buona notizia è che cambiare si può, come individui e come società, se l’uomo riesce a fidarsi delle proprie energie interiori e a rendersi conto che la coscienza è solo una parte del processo naturale del funzionamento organico, in cui deve essere integrata. Rogers diceva che "l’uomo deve ritrovare il contatto continuo e fiducioso con il proprio processo di valutazione organismico". Rogers ha riscontrato che, quando le persone si riconnettono al proprio vero sè, ritrovano il benessere e manifestano alcune caratteristiche peculiari che, da un lato, ne confermano il funzionamento sano e, dall'altro, possono essere intese come obiettivi positivi da perseguire per oguno di noi. Di questo parlerò in un prossimo articolo. Sei sei interessato a non perderlo, iscriviti alla mailing list, in fondo alla pagina.


RIFLETTERE SUL PROPRIO MALESSERE PER RITROVARE LA SAGGEZZA DEL SE'.

La teoria eziopatologica rogersiana è molto chiara: individua il problema in quanto l'individuo "introietta" dall'esterno. Questa visione ha molti punti di contatto con altre e più moderne teorie psicologiche ed ha il pregio di essere facilmente comprensibile e arrivare subito al cuore del problema. Presenta però anche un limite: può dare al lettore l'impressione che esista una colpa originaria, e che tale colpa sia da attribuire a genitori e società. Il bambino può essere considerato come una vittima passiva di tutto il processo e i genitori possono essere intesi come dei mostri che violentano il vero sè del piccolo, fino a plasmare un adulto infelice. In realtà, il bambino non è in grado di dirigersi da solo verso l'autorealizzazione; non sa fare tutto da solo ed ha bisogno degli insegnamenti dei genitori per imparare a vivere in un mondo complesso come quello degli esseri umani. Nell'insegnare, i genitori possono sbagliare e, in genere, lo fanno perchè hanno a loro volta appreso insegnamenti sbagliati. Ciò su cui vale la pena di soffermarsi non è su "di chi la colpa" ma "come possiamo migliorare gli insegnamenti trasmessi tra le generazioni". Questo era anche l'intento originario di Rogers.

Tenendo a mente questa premessa, come possiamo utilizzare l'insegnamento sull'eziopatologia di Rogers nella nostra vita quotidiana? Quando proviamo un disagio emotivo, quando siamo spesso in ansia o tristi o senza energie, depressi o frustrati, possiamo chiedere a noi stessi: in che modo questa emozione è al mio servizio? Cosa mi sta segnalando di cambiare? Sto seguendo le mie inclinazioni, la mia natura, i miei valori o mi sto adeguando a quanto è stato predisposto per me da altri? E quanto è stato "predisposto", le aspettative da cui mi lascio influenzare, mi fanno bene? Iniziare a chiarire a se stessi che stiamo sperimentando una "discrepanza" tra ciò che di più profondo siamo e ciò che abbiamo incamerato dall'esterno è un buon modo di ritrovare la via della natura.




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