• Marco Marchegiani

"ANDARE SULLA LUNA" PER TROVARE LA SERENITA' IN FAMIGLIA

Aggiornato il: mag 30

Tra rotture e continuità, il segreto di un rapporto costruttivo tra le generazioni


UN "CORTO" CHE LA SA LUNGA.

Piccole storie dai colori splendidi che, in pochi minuti, riescono ad proporre contenuti universali, a stimolare riflessioni profonde e a liberare emozioni autentiche nello spettatore: questo sono i corti della Pixar. "La Luna" (2011) è un esempio eccellente di tutto ciò. Si narra la storia del primo giorno di "lavoro" di un bambino, accompagnato su una barca dal padre e dal nonno, per imparare il mestiere di famiglia. Una breve storia che mescola il "fare" a molti aspetti dell'"essere": appartenenza, creatività, progresso, continuità e rottura delle tradizioni. Vi ho trovato un ottimo spunto di riflessione, un valido modello per realizzare in famiglia un legame sereno tra le generazioni. Nonni, genitori e figli possono costruire e mandare avanti la storia e la cultura della propria famiglia con amore e rispetto, coniugando gentilmente tradizione e innovazione.

IL DIRITTO DI ESSERE UNICI.

Come ognuno di noi, il protagonista inizia la sua storia su una barca condotta dai suoi familiari, in mezzo al mare della vita. Sono loro a possedere le conoscenze utili a condurre la nave. Come lui, abbiamo imparato dalla famiglia, abbiamo preso a modello i nostri genitori, ne abbiamo preso il carattere, le abitudini, i modi di dire e di fare. Abbiamo imparato le competenze per gestire le relazioni e il mondo in generale. Mentre cercavamo di riprodurre il loro modello, ci siamo resi conto che, oltre alle somiglianze, esistevano delle differenze importanti tra noi e loro. Volevamo essere simili a loro, ma non uguali. Volevamo "personalizzare" la nostra presenza nel mondo, per non essere una semplice copia di papà, di mamma o dei nonni. Avevamo ragione. Ognuno di noi ha il diritto di esprimersi nella propria unicità, di fare le cose "a modo suo", integrando ciò che ha appreso con ciò che vuole creare ex novo. Questo è il tema della storia, dal punto di vista del bambino. Il papà usa una scopa piatta, il nonno la vecchia saggina. Lui vorrebbe usare il rastrello, ma questa scelta viene inizialmente osteggiata. Ne nasce una discussione tra il papà e il nonno, che si intuisce subito essere di vecchia data. Capiamo che il papà è riuscito a differenziarsi dal nonno, ha guadagnato il diritto di usare la "sua" scopa. Vediamo anche che il nonno è ancora convinto delle sue idee, è ancora portatore delle vecchie tradizioni e che il contrasto si riaccende facilmente. All'improvviso, accade qualcosa di nuovo: una stella gigante cade sulla Luna. Nessuno ha mai affrontato un problema simile. Il nonno e il padre, ormai "strutturati" nelle abitudini consolidate, affrontano il problema con i soliti attrezzi. Ma il problema è nuovo e richiede un approccio nuovo. E' proprio il bambino, che ne sa meno di tutti, ad essere il più flessibile: usa la sua creatività per portare un contributo tutto nuovo alla "cultura familiare". Usa il martello. La stella si rompe! In questo modo, guadagna la stima e il rispetto del padre e del nonno e, soprattutto, si dà il diritto di girare il cappello e di prendere uno strumento tutto suo per pulire la Luna: il rastrello. Questo diritto non gli viene concesso: è lui ad accorgersi che gli spetta e che nessuno può darglielo nè toglierglielo. Se lo prende: si prende il suo posto nel mondo e può apportare autorevolmente il proprio contributo per rendere tutto migliore.

FARE SPAZIO AL NUOVO SENZA SVALUTARE IL VECCHIO. A questo punto, merita attenzione l'atteggiamento delle generazioni precedenti. Nonno e padre iniziano la storia come fosse un giorno qualunque. Silenziosi, sono ognuno nel proprio mondo. C'è anche il piccolo oggi, ma non c'è altro da fare che mostrargli cosa fare e lui saprà obbedire, saprà mettere in pratica i loro insegnamenti: sembra essere questa la loro silenziosa aspettativa. La sua presenza, tuttavia, sconvolge gli equilibri: da chi dovrà imparare? Chi dovrà ascoltare? Nel mezzo della discussione, cade quell'enorme stella e il bambino fa qualcosa di nuovo, risolve la situazione. Anche di fronte all'evidenza, il papà e il nonno potrebbero opporsi alla novità, potrebbe perpetuarsi il conflitto tra le generazioni. La vecchia o la nuova via? E' l'eterno scontro tra innovazione e tradizione. Eppure, il nonno e il papà dimostrano qualcosa che va oltre il solito clichè. Mostrano rispetto e accettazione. Intuiscono il senso della diversità, capiscono perchè la spinta esplorativa dei giovani non va ostacolata. Sebbene nessuno possa togliere al bambino il diritto di esprimersi secondo la sua originale propensione, il nonno e il papà potrebbero togliergli l'approvazione, potrebbero creare una frattura nell'appartenenza familiare. Invece, imparano che la novità può essere integrata nella tradizione e che è proprio grazie a ciò che tutto il gruppo avanza nel tempo. Ogni nuovo nato può imparare dalle generazioni precedenti ed aggiungere qualcosa, personalizzare l'insegnamento familiare. Questo non solo è inevitabile, ma essenziale: solo le nuove generazioni hanno il "polso" del presente, possono "vedere il futuro" e garantire il progresso della famiglia.

"ANDARE SULLA LUNA": COME COSTRUIRE FAMIGLIE FELICI.

Il rapporto tra genitori e figli è spesso fonte di conflitti. Sebbene i genitori dicano spesso che i loro figli hanno un brutto carattere, che sono insolenti, che non obbediscono, la mia esperienza di vita e professionale mi ha portato a credere che, per lo più, le origini delle difficoltà tra genitori e figli siano la conseguenza di una qualche negazione, da parte dei genitori, dell'espressione libera dell'unicità del figlio. Non è possibile fare generalizzazioni, ovviamente. Quello che sicuramente può aiutare i genitori è considerare questo: le nuove generazioni hanno bisogno di ricevere sia la guida che il senso di appartenenza alla storia familiare. I figli hanno bisogno di sentirsi inseriti, accettati, valorizzati ed anche limitati (per il loro bene). Hanno bisogno di apprendere dai genitori, di usare la loro esperienza per rapportarsi col mondo in modo sicuro. Devono, però, anche avere il permesso di "personalizzare" il loro "essere nel mondo", di essere creativi nel dare un contributo, nell'essere unici. Ciò che loro faranno nella vita sarà, inevitabilmente e contemporaneamente, di continuità e rottura rispetto al passato. Il loro passato sono i genitori, e questi potrebbero percepire le loro "rotture" come un attacco rivolto a sè. Potrebbero pensare che i figli siano ingrati, perchè rifiutano di seguire la strada tracciata per loro. In realtà, se pretendono questo, sono i genitori ad essere miopi. Se i figli facessero ciò che hanno fatto i genitori, fallirebbero. Le soluzioni dei genitori sono state valide nel passato e lo sono ancora nel presente. Ma il futuro è tutto dei figli: "devono" rompere col passato per potersi proiettare nel futuro. Più le persone invecchiano, più perdono flessibilità. Guardiamo gli anziani: spesso non sanno usare il computer, non usano gli smatphone, non sanno cosa significhi "taggare". Sono indietro rispetto al presente, ma le loro abilità gli hanno consentito di vincere in passato. I giovani devono ancora guadagnare il loro posto nel mondo e potranno farlo solo cambiando, in modo oculato, qualcosa del bagaglio familiare. Se, mentre lo fanno, possono contare sulle vecchie generazioni, sul loro permesso di modificare quanto credono, sul loro sostegno, allora tale "aggiornamento" potrà svolgersi in serenità e armonia, e sarà più efficace. Spesso, incontro in terapia persone adulte che ancora si sentono inconsciamente vincolate, intrappolate, dai veti imposti dai genitori. Tanti "no" ai loro bisogni di bambino/a, a cui la persona ormai adulta continua ad obbedire per lealtà e per timore del rifiuto o della critica. In questi casi, la persona adulta ha bisogno di percorrere idealmente quanto fatto dal bambino del cortometraggio: darsi il permesso di dire "Si" a se stessa, ai suoi bisogni, desideri, inclinazioni. Ha bisogno di liberarsi dagli insegnamenti delle generazioni precedenti e scoprirsi autorevole nel decidere oggi ciò che più le fa bene.

Il rapporto tra le generazioni può sopravvivere alle inevitabili tensioni e conflitti quando a ognuno è riconosciuto il diritto di "esserci" e di "personalizzare" il mondo, di dare forma alla realtà in modo originale. Se ciò accade, il vecchio e il nuovo possono coesistere e godere l'uno dell'altro, in un'appartenenza reciproca, fatta di affetto, diversità e continuità dello stesso progetto familiare, realizzato in tempi diversi da attori diversi. In un'ideale staffetta, dove il padre consegna al figlio l'eredità ricevuta dal nonno, modificata e aggiornata. E, soprattutto, ancora modificabile e aggiornabile.



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